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Intervista sul Cancro parte I

Stampato il 6. Maggio 2004

Che cos’è il cancro?

Il cancro è un concetto che comprende più di cento quadri clinici diversi. Corrispettivamente anche le cause e i meccanismi che possono condurre al cancro sono molteplici. Ne parliamo con Corinne I. Heitz, naturopata di Wolfhalden.

di Lotty Wohlwend

Prima di entrare nel cuore dell’argomento vorrei raccontare la storia di due pazienti che si sono rivolte al mio studio. Una ha 25 anni, l’altra 75. Entrambe hanno il cancro. La medicina tradizionale aveva già rinunciato a curare la più anziana. Aveva metastasi in tutto il corpo, nei polmoni, nel fegato, nelle ossa. Il cancro la dominava e pensava che sarebbe morta molto presto. Voleva morire, ad ogni costo. La paura della mutilazione e del tumore era così grande che aveva cercato di togliersi la vita.
La paziente giovane, una studentessa di cinema, ha il cancro al seno e vuole vivere a tutti i costi. È venuta da me dopo essere stata trattata più volte dalla medicina tradizionale. Io ero la sua ultima speranza. La cosa folle è che ho curato la paziente più anziana nel giro di quattro mesi. Le metastasi sono scomparse. Per la medicina tradizionale questo è un famoso enigma. Un giorno però la paziente mi ha detto con costernazione: “Adesso non ho più alcun motivo per morire.” Non era tanto il cancro che l’aveva spinta a voler morire. Era più la paura di vivere, e questa le era rimasta nonostante il cancro fosse stato curato.
La donna più giovane, invece, lotta con tutti i mezzi da cinque anni. Ha tentato tutto: operazioni, chemioterapia, radioterapia, e ciononostante sono comparse le metastasi. Vuole vivere, e combatte una battaglia forsennata. È contenta che io le trasmetta speranza ma che non le dia false illusioni. Si sta laureando con un film sul cancro.
Il suo prossimo grande desiderio è di fare un figlio.

Un figlio?

Si potrebbe sostenere che non è giusto avere un figlio in questa situazione, e domandarsi che cosa ne sarà del bambino in futuro. Anch’io la pensavo così una volta. Oggi però devo riconoscere che non è giusto togliere il diritto di vivere e di desiderare a persone affette da malattie che mettono in pericolo la loro vita.
Perché ci aspettiamo da loro che combattano fino alla fine? Perché non possono voler vivere?

Si dice che esista un aspetto mentale del cancro.

Non so se si possa dire così. Il cancro non dipende dalla volontà. È collegato a qualcosa che si colloca tra il corpo e la psiche. In inglese lo chiamano ‘the mind’, in italiano lo possiamo tradurre con ‘la mente’. La mente è l’anello di congiunzione tra la psiche e il corpo, e si manifesta fisiologicamente come sistema immunitario. Tutto ciò che accade nel sistema immunitario può venire o dal corpo o dalle emozioni. Si sta facendo molta ricerca in questo campo, specialmente negli Stati Uniti. La scienza che studia questi processi si chiama psiconeuroimmunologia.

Che cos’è il cancro?

Esistono diversi fattori che possono provocare il cancro: fattori ambientali, come veleni, tossine, medicine. Tutto ciò che grava negativamente sul corpo. Poi ci sono fattori che hanno un effetto ancora più diretto, come per esempio problemi virali cronici.
Abbiamo tutti un interruttore della luce in noi che non è sostituibile né controllabile. È un porto genetico. Il fattore che farà scattare questo interruttore non è determinato geneticamente: potrebbe essere un carico emozionale, stress, tossine, ecc. Questo è anche il motivo per cui alcuni si ammalano di reumatismi e altri di cancro.

Che cosa hanno in comune i reumatismi e il cancro?

Hanno molto in comune. Funzionano in maniera simile. I reumatismi sono una tipica malattia autoimmune. Sono un’infiammazione cronica a cui il sistema immunitario deve reagire permanentemente. Questa malattia non ha niente a che fare con la volontà o il volere.
Se una persona ha avuto i reumatismi per abbastanza tempo e se le condizioni che la rendono malata rimangono, può senz’altro succedere che si sviluppi un cancro. Il cancro si forma a seguito di un’influenza negativa duratura, non importa di che tipo.

Che cosa ne pensa di interventi chirurgici, radioterapia e chemioterapia?

Sono utili ad alcune persone mentre ad altre no. Per la maggior parte delle persone purtroppo questi trattamenti non funzionano. Oggi l’intervento chirurgico offre la percentuale più alta di possibilità di guarigione, circa del 60-70%. Per quanto riguarda la radioterapia non c’è niente di provato e la chemioterapia offre una percentuale molto bassa.

Lei quale trattamento consiglia?

Sicuramente l’operazione. La massa di cellule cancerose deve venir ridotta il più possibile, se no anche dal punto di vista terapeutico non si può ottenere molto. Dopo di che io suggerisco di incominciare immediatamente e in maniera molto mirata con metodi di medicina alternativa. Non basta semplicemente mangiare delle albicocche. Anche qui c’è bisogno di un/una specialista, come nella medicina tradizionale. E come anche nella medicina tradizionale, il problema più grosso per gli interessati sarà trovare il/la specialista. È un esperimento, e spesso è pericoloso.

Torniamo a parlare dell’aspetto mentale. Spesso si sente dire che la lotta contro il cancro ha a che fare con la volontà.

Con la volontà non si può fare niente. Chi smette di lottare ha più possibilità di vincere, perché ci vuole energia per lottare. E il corpo ha un bisogno estremo di questa energia. Per cui il malato dovrebbe invece scegliere di vivere. Anche la medicina tradizionale cerca di combattere solo il cancro, invece di curare la persona. Capisce la sottile differenza? Rimane il presupposto fondamentale che il corpo malato di cancro produce di nuovo cellule cancerose, perché la medicina tradizionale intraprende solo un trattamento locale, sintomatico, non affronta le cause della malattia.

Ai pazienti rimane sempre la paura di una decisione sbagliata.

Questa è una paura giustificata. Il paziente ha bisogno, di regola, di molto più tempo per prendere una decisione di quanto non gli sia di solito concesso. Dovrebbe venire informato molto di più da persone che hanno una posizione veramente neutrale. E non solo dalla Lega contro il cancro, che notoriamente viene finanziata dall’industria farmaceutica e che, almeno in Svizzera, non ha ancora niente da offrire alla medicina alternativa. Vorrei che anche qui in Svizzera, come per esempio succede già in Germania, ci fosse una cooperazione più stretta tra medicina tradizionale e medicina alternativa. Ci vogliono entrambe. Quello di cui il paziente ha bisogno non è la demonizzazione di una da parte dell’altra. Oggi internet offre al paziente una vera alternativa dal punto di vista delle informazioni. Esistono siti web di cliniche che si occupano di cancro, purtroppo non svizzere, che danno informazioni assolutamente serie e complete. Sto pensando alla Charité a Berlino (Germania). Sono decisamente più aperti e autocritici dei nostri ospedali.

Ma noi abitiamo in Svizzera.

Certo. Vorrei dare un consiglio agli interessati. Portate sempre un registratore o un testimone con voi al colloquio con il medico, per due motivi. Il colloquio diventa notevolmente più oggettivo. Inoltre il paziente, messo in quella situazione, non ascolta neanche più con attenzione che cosa gli viene detto. È in uno stato di panico e ha un solo desiderio: essere guarito.

Lei ha in cura anche pazienti malati di cancro?

Si. Ne ho anche alcuni che moriranno. Ma questi imparano ad accettarlo. Imparano a smettere di lottare. Imparano a stare bene e a non morire della terapia. Chi abbandona la battaglia può ancora vivere veramente. Con la medicina tradizionale si può forse vivere ancora un anno. Ma in che condizioni, se si deve sopportare una terapia con effetti collaterali o se si è sempre in ospedale?

Che cosa consiglia come prevenzione al cancro?

Esistono molto libri che parlano di questo, per esempio di nutrizione. Bisogna mangiare certe cose, e certe altre no. Ma io mi chiedo, dove rimane il piacere? Si può evitare il cancro con una impostazione di vita sana, con uno stile di vita ragionevole, evitando le droghe legali, vivendo con piacere in maniera misurata, con una forte porzione di fiducia in se stessi e gioia di vivere.

Tradotto dal Tedesco in Italiano: Caterina Sartori; mille grazie!